Il gioiello nasce dall’incontro di due vocazioni: quella imperiosa definitiva della pietra preziosa e dei metalli nobili, quella duttile, evocativa e “opportunistica”, della umana creatività. Quando le due vocazioni si bilanciano in proporzionato equilibrio e l’una nell’altra si rispecchiano e si appagano, allora si ha il capolavoro. Il capolavoro che è “caput”, appunto, cioè vertice di un lungo processo operoso, si ha quando, nell’arte orafa, i materiali rinunciano a un poco della loro oltranza e, per converso, lo stile riesce a tenere a freno l’eccesso della sua eloquenza. Quando questo succede allora il gioiello entra nell’olimpo durevole dell’equilibrio fra preziosità materica ed eleganza formale. Assume cioè lo statuto della classicità. Quanto ho detto conviene ai manufatti di Alberto Zorzi. In lui,scrive Enrico Crispolti, “l’inventiva plastica risulta interamente introiettata nella pratica orafa”. Al punto che l’invenzione strutturale si apre “alla disponibilità delle suggestioni espressive materiche”.
Non si potrebbe dire meglio per significare la sapienza dell’artista orafo che pratica la bellezza e ce la consegna con la “semplicita” e la “facilità” che sono, a ben guardare il supremo raggiungimento dello stile.
Stefano Alinari
Bodyfurnitures
Marco Borghesi
Fabio Bortolani
Carolina Cecchin
Mimmo Di Cesare
Petr Dvorak
Fausto Maria Franchi
Sarah Herriot
Iro Kaskani
Krisoviro
Stefania Lucchetta
Manuganda
Claudio Mariani
MiES
Pampaloni 1902
Karl Heinz Reister
San Lorenzo Silver
Gianluca Staffolani
Takirai Design
Daniela Bensason
Alberto Zorzi
Francesca Corradini
Jacqueline Ryan
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Inventività plastica
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