Lo spazio non è più appiattito. Stefania Lucchetta ne coglie subito l’essenza, svuota la forma fino a renderla capace di un suo divenire autonomo, si costruisce una “norma visiva” attraverso cui far transitare la sua idea di design, attraverso il suo racconto , la sua storia e la sua tecnica. Un design industriale che si discosta dall’interpretazione stilistica per dare forma e funzione ad una espressione progettuale che diviene artistica. La tecnica è così rappresentazione di una idea, stabilendo il confine tra il materiale e l’immateriale tra la materia nobile del metallo piegata dalla tecnica e lo spazio in cui si pone trasmutata. Il pensiero di che cosa possa esistere nello spazio tra il metallo e l’aria ci suggerisce quindi un’assenza, un’assenza di materia, che può essere occupata solo dal vuoto. Accade raramente di incontrare nella piccola dimensione del gioiello la forza rivelatrice del vuoto. L’horror vacui non appartiene alla produzione di questa straordinaria designer e artista, che domina con serena certezza e naturalezza ogni fase del suo lavoro, dall’atto creativo fino alla realizzazione del pezzo, eseguito con rilevante difficoltà tecnica. Il vuoto, quel vuoto, che rimane tra il metallo e l’aria, sopporta ed esalta la natura e la materialità del metallo, acquistando esso stesso una dimensione e divenendo, da assenza, presenza sospesa e mai dichiarata.
Stefano Alinari
Bodyfurnitures
Marco Borghesi
Fabio Bortolani
Carolina Cecchin
Mimmo Di Cesare
Petr Dvorak
Fausto Maria Franchi
Sarah Herriot
Iro Kaskani
Krisoviro
Stefania Lucchetta
Manuganda
Claudio Mariani
MiES
Pampaloni 1902
Karl Heinz Reister
San Lorenzo Silver
Gianluca Staffolani
Takirai Design
Daniela Bensason
Alberto Zorzi
Francesca Corradini
Jacqueline Ryan
Marina Calamai
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Tra metallo e aria
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